Città fantasma nel Lazio: i borghi abbandonati
Il Lazio è una di quelle regioni dove la storia non si legge soltanto nei musei. A volte la si trova abbandonata in mezzo ai boschi, con le case ancora in piedi e le finestre spalancate, i vicoli silenziosi, la natura che torna a riprendere quello che gli uomini hanno lasciato. Le città fantasma del Lazio sono luoghi in cui per ragioni diverse — guerre, terremoti, malattia, economia, costruzione di dighe — gli abitanti hanno smesso di tornare, e l’abbandono ha trasformato borghi vivi in qualcosa di completamente diverso.
Sono luoghi che attraggono fotografi, escursionisti, appassionati di storia e semplici curiosi. Non per morbosità, ma perché in queste città abbandonate si sente qualcosa che i centri storici restaurati non riescono più a dare: il senso concreto del passare del tempo, la presenza di chi non c’è più, la bellezza di qualcosa che sta lentamente tornando alla terra. Questo articolo raccoglie i borghi fantasma nel Lazio più interessanti da visitare, con la storia di ognuno e le informazioni pratiche per raggiungerli.
Perché i borghi vengono abbandonati
Prima di elencare i singoli borghi, vale la pena capire perché esistono tante città fantasma in Italia e in particolare nel Lazio. Le ragioni sono spesso diverse e talvolta si sovrappongono. I terremoti sono la causa più frequente: il Lazio è una regione sismica, e alcuni borghi colpiti dal sisma sono stati abbandonati perché il costo della ricostruzione era troppo alto, o perché le autorità hanno giudicato la posizione troppo a rischio.
La malaria ha svuotato interi paesi nella Maremma laziale e nell’agro pontino prima della bonifica. L’economia ha fatto il resto: il dopoguerra ha portato un esodo di massa dalle campagne e dai centri montani verso le città, e molti borghi non si sono mai ripresi dalla perdita di popolazione. Poi ci sono le ragioni più particolari: la costruzione di laghi artificiali ha sommerso borghi interi, come è successo al Castello di Colle di Tora sul lago del Turano. O la semplice dichiarazione di inagibilità per rischio geologico, come è successo a Calcata nel 1935, che poi è stata ripopolata dagli artisti.
Le città fantasma del Lazio: i borghi da visitare
Antica Monterano
Antica Monterano è forse la città fantasma del Lazio più spettacolare. Si trova a circa 60 km da Roma, nella Riserva Naturale di Canale Monterano, ed è facilmente raggiungibile in auto. Il borgo fu abbandonato nel 1799 a causa delle truppe napoleoniche che lo saccheggiarono e incendiarono, dopo che la malattia aveva già decimato la popolazione negli anni precedenti.
Ciò che rimane è straordinario: la facciata della chiesa di San Bonaventura con la facciata attribuita al Bernini (o alla sua bottega), il convento francescano con le pareti che si aprono sul cielo, i resti del palazzo baronale Altieri sul punto più alto dello sperone tufaceo, e l’acquedotto romano con i suoi archi in laterizio ancora perfettamente in piedi. La natura ha preso possesso degli spazi: la chiesa ha l’interno aperto al cielo, l’erba cresce tra i pavimenti di pietra, i muri sono ricoperti di vegetazione. È uno dei luoghi più fotogenici del Lazio.
Civita di Bagnoregio
Civita di Bagnoregio non è completamente abbandonata — ha ancora qualche residente fisso e vari ristoranti — ma il concetto di “città che muore” che lo scrittore Bonaventura Tecchi le aveva attribuito rimane il più preciso. Il borgo è isolato su uno sperone di tufo nella Valle dei Calanchi, accessibile solo attraverso un ponte pedonale di 300 metri, e l’erosione continua a sgretolarne i fianchi. Intorno al borgo, le argille marine della valle continuano a cedere all’azione dell’acqua piovana.
Non è la più selvaggia delle città fantasma del Lazio: anzi, in certi periodi è molto frequentata dai turisti. Ma la sua storia di lento spopolamento, l’isolamento della rupe, il silenzio che regna appena ci si allontana dalla piazza centrale, la mettono di diritto in questa lista. Il biglietto di ingresso è di € 5, e l’accesso è consentito dalla mattina alle ore 20:00 con ingresso libero dopo.
Ninfa
Ninfa è tecnicamente uno dei borghi abbandonati del Lazio più particolari: fu distrutta e abbandonata già nel Medioevo, tra il XIV e il XV secolo, a causa delle lotte tra le famiglie nobili romane e della malaria. La famiglia Caetani la acquistò nel Novecento e trasformò le rovine medievali in un giardino botanico straordinario: il Giardino di Ninfa, considerato tra i più belli del mondo.
Le rovine della cattedrale, delle chiese, del palazzo comunale e delle case medievali sono avvolte da rose rampicanti, glicini, azalee, magnolie e decine di altre specie. Il risultato è uno dei paesaggi più onirici d’Italia: le pietre del Medioevo avvolte da fiori e piante esotiche, con il fiume Ninfa che scorre tra le rovine. L’accesso è solo con visita guidata su prenotazione, in date specifiche da marzo a novembre. Si trova a circa 80 km da Roma.
Canale Monterano: le terme e il borgo dimenticato
Diverso da Antica Monterano, il comune di Canale Monterano ha nel suo territorio un altro borgo dimenticato: la vecchia area termale di Terme di Caccamo, abbandonata dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e mai più ripristinata. Le strutture termali — vasche, edifici, tubature — sono ancora in piedi tra la vegetazione e costituiscono uno degli esempi più curiosi di abbandono industriale nella Maremma laziale. L’accesso è libero ma il sito non è segnalato e richiede un po’ di ricerca preventiva.
Celleno Vecchia
Celleno Vecchia è uno dei borghi fantasma della Tuscia viterbese più accessibili. Arroccato su uno sperone tufaceo a pochi chilometri da Viterbo, il borgo medievale fu progressivamente abbandonato dopo la seconda guerra mondiale per ragioni economiche e di degrado strutturale. Oggi è quasi completamente deserto: le case sono vuote, alcune in rovina, le strade d’erba, ma la struttura urbanistica medievale è ancora perfettamente leggibile. La rocca, la chiesa e i vicoli principali sono visitabili.
Una curiosità: a Celleno Vecchia c’è ancora un’abitante. Giuditta, una donna anziana, ha rifiutato di abbandonare il borgo quando gli altri se ne sono andati e vive ancora lì, sola, diventando una sorta di custode involontaria di un luogo che altrimenti sarebbe completamente dimenticato. La sua storia è diventata nota e ha contribuito a portare visitatori in questo angolo della Tuscia.
Poggio Mirteto Scalo
Poggio Mirteto Scalo è un caso diverso: non un borgo medievale ma uno stazione ferroviaria abbandonata con le sue strutture annesse, svuotata dopo la chiusura di alcune linee ferroviarie secondarie del Reatino. L’accesso è semplice, il sito non ha nulla di spettacolare in senso architettonico, ma per chi è affascinato dall’abbandono industriale e dal recupero spontaneo della natura è una destinazione interessante.
Ambrifi
Ambrifi è forse il borgo fantasma del Lazio più difficile da raggiungere e meno conosciuto. Si trova nei Monti Ausoni, vicino a Pastena (Frosinone), ed è accessibile solo attraverso un sentiero nel bosco di circa 30-40 minuti. Fu abbandonato nella prima metà del Novecento per ragioni economiche. Quello che rimane è un insieme di case in pietra calcarea sommerse dalla vegetazione: non si capisce subito che si tratta di un borgo, sembra semplicemente un bosco con molte pietre nel sottobosco.
Per chi lo cerca sapendo cosa aspettarsi, la visita ad Ambrifi ha qualcosa di diverso dagli altri borghi abbandonati: nessun cartello, nessuna segnaletica, nessun bar. Solo le rovine e il bosco. È uno dei luoghi più selvatici della Ciociaria e si abbina bene con la visita alle Grotte di Pastena (circa 18 km di distanza).
Come visitare le città fantasma del Lazio: consigli pratici
Ogni città fantasma ha le sue regole e le sue condizioni di accesso. Alcune, come Civita di Bagnoregio e il Giardino di Ninfa, sono organizzate con biglietto e visita guidata. Altre, come Antica Monterano e Celleno Vecchia, sono ad accesso libero all’interno di riserve naturali o aree comunali. Altre ancora, come Ambrifi, richiedono di trovarle da soli.
Il consiglio generale è di informarsi sempre prima sulla situazione aggiornata del sito: le condizioni possono cambiare, alcuni borghi hanno accesso interdetto in certi periodi per motivi di sicurezza, e la segnaletica è spesso assente o insufficiente. Scarpe da trekking, acqua, una batteria portatile per il telefono (per i GPS offline) e una mappa scaricata prima sono equipaggiamento standard. La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori: la vegetazione non ha ancora coperto tutto, la luce è ottima per le fotografie, e le temperature sono piacevoli. In estate alcuni siti sono molto affollati, in inverno alcuni sentieri possono essere impraticabili per il fango.
Città fantasma nel Lazio: vale la pena visitarle?
Sì, per motivi che vanno oltre la semplice curiosità. I borghi abbandonati del Lazio raccontano storie di persone reali che hanno vissuto in quei luoghi, che li hanno costruiti, che per ragioni spesso non volute li hanno lasciati. Camminare in una città fantasma è fare i conti con la fragilità delle cose: anche quello che sembra eterno, come un borgo medievale, può svuotarsi e tornare alla natura in pochi decenni.
Il Lazio ha una concentrazione di questi luoghi superiore a quasi tutte le regioni italiane, probabilmente perché ha avuto una storia particolarmente movimentata: guerre, terremoti, epidemie, trasformazioni economiche violente. Ognuno di questi borghi fantasma è un pezzo di questa storia. Su lazioshopping.it trovi altri articoli sui luoghi più insoliti del Lazio e sulle mete fuori dai circuiti tradizionali.
Domande frequenti sulle città fantasma del Lazio
Quali sono le città fantasma del Lazio più famose?
Le città fantasma del Lazio più conosciute sono Antica Monterano (vicino Canale Monterano, 60 km da Roma), Civita di Bagnoregio (nella Tuscia viterbese), Ninfa (oggi trasformata in giardino botanico, 80 km da Roma) e Celleno Vecchia (vicino Viterbo). Tra quelle meno frequentate ma altrettanto suggestive ci sono Ambrifi (Monti Ausoni, FR) e le strutture abbandonate di Canale Monterano. Ognuno ha caratteristiche diverse e storie di abbandono differenti.
L’ingresso nelle città fantasma del Lazio è gratuito?
Dipende dal sito. Antica Monterano e Celleno Vecchia sono ad accesso libero e gratuito. Civita di Bagnoregio richiede un biglietto di € 5. Il Giardino di Ninfa è visitabile solo con visita guidata su prenotazione, a pagamento (circa € 12-15 per adulti), in date specifiche da marzo a novembre. Ambrifi è accessibile liberamente ma richiede di trovare il sentiero autonomamente. Si consiglia di verificare sempre le condizioni aggiornate prima di andare.
Visitare i borghi fantasma è pericoloso?
In generale, visitare i borghi abbandonati del Lazio non è pericoloso se si usano alcune accortezze. I rischi principali sono: strutture instabili (non entrare mai in edifici il cui stato non è chiaro), terreno scivoloso (specialmente nelle zone tufacee o dopo la pioggia), e assenza di segnaletica (facile perdersi in alcuni siti). Portare sempre scarpe da trekking, acqua, telefono con batteria carica e mappa offline. Andare in due o più persone è sempre preferibile. I siti gestiti (come Civita e Ninfa) sono completamente sicuri.
Hai già visitato una delle città fantasma del Lazio o stai pianificando la gita? Raccontaci il borgo che ti ha colpito di più o chiedici consigli su quale visitare in base alla stagione e alla distanza da Roma.


