Monterano: la città fantasma del Lazio
Ci sono luoghi che sembrano usciti da un racconto gotico. Monterano è uno di questi: una città abbandonata da oltre due secoli, arroccata su uno sperone di tufo nella Maremma laziale, con le sue rovine che emergono dalla vegetazione come fotogrammi di qualcosa che non è finito del tutto. Archi, muri scrostati, la facciata barocca di una chiesa che Gian Lorenzo Bernini aveva contribuito a trasformare, un acquedotto romano che serviva terme e fontane. Tutto lì, fermo, come se il tempo si fosse bloccato improvvisamente.
L’Antica Monterano è oggi una delle città fantasma del Lazio più affascinanti e meno conosciute. Si trova nella Riserva Naturale Regionale di Canale Monterano, a circa 60 km da Roma, all’interno di un parco naturale con sentieri, una cascata e sorgenti termali. Questo articolo raccoglie tutto quello che serve per visitarla: la storia, cosa vedere tra le rovine di Monterano, come arrivare da Roma e i consigli pratici per organizzare l’escursione.
La storia di Monterano: da città etrusca a fantasma
La storia di Monterano inizia in età etrusca: lo sperone tufaceo su cui sorge era già abitato secoli prima di Cristo, grazie alla sua posizione naturalmente difesa su tre lati. Nel Medioevo il borgo divenne un centro di una certa importanza, sotto la giurisdizione della famiglia Orsini e successivamente, dal XVII secolo, dei Principi Altieri. Fu proprio con gli Altieri che Monterano conobbe il suo massimo splendore: il cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, nipote di Papa Clemente X, commissionò nella seconda metà del Seicento una serie di interventi che avrebbero trasformato il borgo in una piccola città barocca di pregio. Per la chiesa di San Bonaventura fu chiamato Gian Lorenzo Bernini, che ne ridisegnò la facciata.
Il declino cominciò nella seconda metà del Settecento, quando la malaria si diffuse nell’area con violenza crescente. La palude pontina non era lontana, e le acque stagnanti dei dintorni favorivano il propagarsi dell’anofele. La popolazione iniziò ad abbandonare il borgo. Il colpo finale arrivò con le truppe francesi napoleoniche, che nel 1799 passarono per la zona saccheggiando e incendiando quello che trovarono. Dopo quell’anno gli ultimi abitanti lasciarono definitivamente Monterano e si trasferirono a pochi chilometri di distanza, fondando il borgo di Canale Monterano, che ancora oggi è il comune di riferimento. Le rovine rimasero esattamente dove erano, tra i boschi e la macchia mediterranea.
Cosa vedere ad Antica Monterano
La chiesa di San Bonaventura e la facciata di Bernini
Il monumento più significativo dell’Antica Monterano è la chiesa di San Bonaventura, il cui intervento è attribuito a Gian Lorenzo Bernini su commissione del cardinale Altieri. La facciata è ancora in piedi nonostante due secoli di abbandono: un arco centrale con lunetta, due nicchie laterali, lesene in peperino che reggono una trabeazione lineare. Lo stile è misurato, meno esuberante di altre opere berniniane, ma la qualità compositiva è evidente anche nello stato di rovina. Accanto alla chiesa si trovano i resti del convento francescano, con le pareti ancora in parte in piedi e le aperture delle celle che si aprono su un cielo privo di soffitto.
L’interno della chiesa è aperto al cielo da secoli: la volta è crollata, il pavimento è coperto di erba e vegetazione spontanea, i muri perimetrali mostrano i segni del fuoco del 1799. È uno di quei luoghi in cui la rovina non è soltanto decadenza ma ha acquisito una sua bellezza autonoma: la natura ha preso possesso dello spazio sacro, e il risultato è qualcosa a metà tra una foresta e una cattedrale.
Il palazzo baronale Altieri
Sul punto più alto dello sperone tufaceo si trovano i resti del Palazzo Baronale degli Altieri. La struttura è più compromessa della chiesa, ma alcune sezioni di muro reggono ancora con i loro archi e le aperture delle finestre incorniciate in peperino. Il palazzo dominava l’intera vallata: da qui si controllava il traffico sulla Via Clodia, che passava ai piedi del colle. La vista oggi è parzialmente coperta dalla vegetazione cresciuta negli anni, ma nei mesi invernali, a foglie cadute, il panorama si riapre.
L’acquedotto romano e le terme
A ridosso del borgo si trova un tratto di acquedotto romano in ottimo stato di conservazione: un insieme di archi in laterizio che portavano l’acqua sorgiva alle terme e alle fontane del borgo. Le terme sono indicate nei documenti storici come “Terme di Vicarello”, e sorgenti sulfuree sono ancora attive nella zona. L’acquedotto è raggiungibile percorrendo il sentiero che scende verso la vallata, in una parte del percorso che si fa più fresca e ombrosa sotto le querce. È uno degli elementi meno fotografati ma più sorprendenti della visita: trovare archi romani perfettamente in piedi in mezzo alla macchia laziale è sempre spiazzante.
La cascata e i leoni della fontana
Lungo il percorso verso le rovine di Monterano si incontra la fontana con i leoni, opera seicentesca che decorava l’ingresso del borgo: due leoni stilizzati in peperino, attribuiti anch’essi alla bottega di Bernini, che reggono lo stemma degli Altieri. La fontana è in parte coperta dalla vegetazione ma ancora riconoscibile. Proseguendo si arriva alla cascata del Rio Bicione: uno scroscio d’acqua che cade su una parete di tufo in mezzo al bosco, facilmente raggiungibile e molto frequentata in estate per il fresco naturale. È una delle mete più cercate della riserva e un ottimo punto di sosta prima o dopo la visita alle rovine.
Canale Monterano e la Riserva Naturale
Il paese abitato più vicino è Canale Monterano, fondato dagli sfollati dell’Antica Monterano alla fine del Settecento e oggi comune di circa 4.000 abitanti in provincia di Roma. Dal centro di Canale Monterano il percorso verso le rovine dista circa 3 km ed è percorribile in automobile fino a un’area di sosta, poi a piedi.
L’Antica Monterano si trova all’interno della Riserva Naturale Regionale di Canale Monterano, istituita nel 1988. La riserva comprende circa 1.300 ettari di macchia mediterranea, querceti, pascoli e canyon tufacei. È abitata da cinghiali, caprioli, istrici e numerose specie di uccelli rapaci. Il territorio è interessante anche per chi non cerca solo le rovine: ci sono diversi sentieri di trekking di vario livello, e la Via Clodia Trekking, il percorso storico-naturalistico che ripercorre l’antico tracciato della strada romana, attraversa la riserva.
Come arrivare a Monterano da Roma
Antica Monterano si raggiunge facilmente in auto da Roma in circa un’ora. Il percorso consigliato è: Grande Raccordo Anulare, uscita Aurelia (SS1), direzione Civitavecchia. Dopo circa 40 km si svolta verso Manziana, poi si seguono le indicazioni per Canale Monterano. A Canale Monterano si segue la segnaletica per la Riserva Naturale. C’è un parcheggio nei pressi del sentiero di accesso alle rovine: dallì si cammina a piedi per circa 20-30 minuti lungo un sentiero sterrato ben segnalato.
Non esiste un collegamento comodo con i mezzi pubblici: da Roma ci sono bus COTRAL per Manziana, ma da Manziana alle rovine non ci sono mezzi e la distanza è troppa a piedi. La soluzione più pratica per chi non ha l’auto è organizzarsi con una gita di gruppo o con un tour organizzato.
Consigli pratici per la visita
L’accesso alle rovine di Monterano è generalmente libero e gratuito. Non ci sono biglietterie né orari di apertura ufficiali, ma è consigliabile visitarle nelle ore diurne per ragioni di sicurezza (il terreno è irregolare e alcune strutture sono instabili). La stagione migliore è la primavera (marzo-maggio), quando la vegetazione crea un contrasto bellissimo con le rovine in tufo grigio, e l’autunno (settembre-novembre) per il foliage e la luce bassa.
Estate: il sito è frequentato, fa caldo, ma il bosco protegge. La cascata in estate è molto affollata nel weekend. Inverno: il sito è quasi deserto, l’atmosfera è particolarmente suggestiva con la nebbia, ma il terreno può essere scivoloso. Portare scarpe da trekking o con suola antiscivolo. Portare acqua. Non si trovano bar né ristoranti nelle immediate vicinanze delle rovine. La durata della visita (rovine + cascata) è di circa 2-3 ore.
Monterano si visita spesso in combinazione con le Terme di Stigliano, sorgenti termali all’interno della stessa riserva naturale: acque sulfuree tra i 30 e i 58 gradi, con percorso termale e area benessere. Dista circa 3 km dalle rovine. Su lazioshopping.it trovi altri articoli sui luoghi più insoliti del Lazio e sulle città abbandonate della regione.
Domande frequenti su Monterano
L’accesso alle rovine di Monterano è gratuito?
Sì, l’accesso all’Antica Monterano è gratuito e non richiede prenotazione. Le rovine si trovano all’interno della Riserva Naturale Regionale di Canale Monterano, che è di accesso libero. Non ci sono biglietterie né orari ufficiali. Il parcheggio in prossimità del sentiero è anch’esso gratuito. È importante non danneggiare le strutture e rispettare il regolamento della riserva naturale (no fuochi, no raccolta di piante o reperti).
Quanto dura la visita a Monterano e la cascata?
La visita completa delle rovine di Monterano (chiesa di San Bonaventura, palazzo Altieri, acquedotto romano, fontana dei leoni) richiede circa 1 ora e mezza. Aggiungendo la deviazione alla cascata del Rio Bicione, la gita dura in totale 2-3 ore con soste. Il sentiero di accesso dal parcheggio alle rovine dura circa 20-30 minuti. Il percorso non è adatto a passeggini o carrozzine per via del terreno irregolare. Portare acqua e calzature adatte.
Canale Monterano si può visitare insieme all’Antica Monterano?
Sì. Canale Monterano è il paese abitato a pochi chilometri dall’Antica Monterano, fondato dagli sfollati dopo l’abbandono del borgo originario nel 1799. Il centro storico di Canale Monterano è piacevole e ha alcuni bar e ristoranti dove fermarsi a pranzo o cena. Nella stessa area si trovano anche le Terme di Stigliano (circa 3 km dalle rovine): sorgenti sulfuree con percorso termale e struttura attrezzata, perfette per chiudere la giornata dopo la visita alle rovine.
Hai già visitato Monterano o stai pianificando la gita? Raccontaci la tua esperienza o chiedici consigli su come organizzare la giornata. Chi la conosce bene sa che ogni stagione dà un’atmosfera completamente diversa a queste rovine.



