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Selva del Lamone: la riserva naturale della Tuscia

C’è un bosco nel Lazio settentrionale che sembra uscito da una fiaba oscura. La Selva del Lamone è una foresta primordiale che cresce su un’antica colata lavica, con massi titanici seminascosti tra le radici, crateri vulcanici di collasso coperti di vegetazione, sentieri quasi invisibili tra il sottobosco e un silenzio che in certi punti diventa quasi fisico. È una delle poche foreste del centro Italia rimaste davvero integre, e non a caso il poeta Dante avrebbe potuto ispirarsi proprio a luoghi come questo per la sua selva oscura.

La riserva naturale Selva del Lamone si estende su circa 2.000 ettari al confine tra Lazio e Toscana, nel territorio del comune di Farnese in provincia di Viterbo. È stata istituita nel 1994 ed è una delle riserve naturali del Lazio più preziose e meno frequentate. Non è una riserva facile: i sentieri sono impegnativi, il terreno vulcanico è accidentato, l’orientamento non è sempre immediato. Ma per chi ama la natura autentica e non addomesticata, è uno dei posti più belli dell’Italia centrale. Questo articolo raccoglie tutto quello che serve per prepararsi alla visita: storia del luogo, flora e fauna, itinerari della Selva del Lamone, come arrivare e cosa vedere nei dintorni.

 

La storia e la geologia della Selva del Lamone

La storia della Selva del Lamone comincia molto prima degli uomini. Tra 150.000 e 50.000 anni fa una serie di colate laviche provenienti dall’apparato vulcanico dei Monti Volsini — lo stesso complesso che ha generato il Lago di Bolsena — si espanse verso sud-ovest creando un vasto tavolato lavico che degrada da nord-est verso sud-ovest. Su questo substrato di roccia vulcanica, nel corso dei millenni, si è sviluppato un ecosistema unico: la lava si è sgretolata lentamente, il suolo si è formato, i semi hanno trovato terreno fertile.

Il paesaggio che si incontra percorrendo la riserva naturale Selva del Lamone è quindi profondamente modellato da questa origine vulcanica. I cavoni — canaloni scavati dall’erosione nella roccia lavica — attraversano il bosco come vene profonde. I lacioni sono pozze temporanee che si formano nelle depressioni del tavolato, riempite d’acqua piovana, circondate di vegetazione igrofila. Il cratere di Rosa Crepante è una delle strutture più spettacolari: una depressione imbutiforme da collasso completamente ricoperta da blocchi lavici enormi, con un paesaggio che qualcuno definisce lunare per la sua totale assenza di vegetazione alta e per la desolazione silenziosa che trasmette.

Agli strati geologici si sovrappongono strati di storia umana millenari. La Selva del Lamone fu frequentata dall’età del Bronzo, poi dagli Etruschi — la città etrusca di Rofalco si trova all’interno della riserva — poi dai Romani, dai Longobardi, dai medievali con i loro insediamenti e le loro chiese rurali. Nel XIX secolo divenne rifugio di briganti: Domenico Tiburzi, detto il “re della Maremma”, uno dei più famosi briganti dell’Italia post-unitaria, si nascondeva in questi boschi. Il Sentiero dei Briganti ripercorre oggi gli itinerari di quel tempo in chiave storico-escursionistica.

 

Flora e fauna della riserva naturale Selva del Lamone

Il 90% della riserva naturale Selva del Lamone è coperto da bosco. La formazione dominante è la cerreta: cerri puri o misti ad altre specie, con variazioni a seconda del microclima e della tipologia di substrato. Nelle zone più umide, nei crateri di collasso e nella parte orientale della riserva, il cerro si accompagna al carpino nero, al carpino bianco e al nocciolo. Sulle sommità degli accumuli lavici, dove il terreno è più secco e il sole batte di più, prevalgono il leccio, la roverella e la fillirea a foglie larghe.

Pressoché ubiquitari in tutto il bosco sono l’acero campestre, l’acero minore e l’orniello. In primavera il sottobosco si riempie di fiori: anemoni, primule, orchidee spontanee alcune molto rare. Il fiume Olpeta, che scorre lungo il confine meridionale della riserva, è bordato da una galleria ripariale di salici, ontani e pioppi che crea giochi di luce bellissimi. A ridosso della riserva, l’Olpeta forma due cascate: la Cascata del Pelicotonno e la Cascata di Salabrone, due dei siti più visitati e fotografati dell’intera area.

La fauna è ricca e in alcuni casi raramente avvistabile altrove nel Lazio. Il lupo appenninico frequenta stabilmente la foresta. Il gatto selvatico, una delle specie più difficili da incontrare in natura, è presente. Il tasso, la volpe, il cinghiale — che regna sovrano — e il capriolo completano il quadro dei mammiferi. Tra i rapaci: il biancone, il falco pecchiaiolo, il nibbio reale. La riserva è designata Zona di Protezione Speciale (ZPS) e ospita due Siti di Importanza Comunitaria (SIC) in base alle direttive europee sulla biodiversità, riconoscimento che certifica l’eccezionale valore ecologico dell’area.

 

I siti storici e archeologici nella Selva del Lamone

Una delle caratteristiche più originali della Selva del Lamone rispetto ad altre riserve naturali del Lazio è la sovrapposizione di natura e storia: muoversi tra i sentieri significa attraversare millenni di frequentazione umana.

 

La città etrusca di Rofalco

Rofalco è uno dei siti etruschi più interessanti della Tuscia. Era un avamposto strategico della grande città di Vulci, costruito sull’orlo di un costone lavico che domina la valle sottostante. Conserva circa 300 metri di mura etrusche, resti di abitazioni, botteghe tessili e numerosi reperti ora esposti al Museo Civico di Farnese. Fu distrutta dai Romani durante la romanizzazione dell’Etruria, ma le strutture sopravvissute sono imponenti. È raggiungibile tramite il Sentiero di Rosa Crepante e altri percorsi della riserva.

 

La città di Castro e la chiesa di Santa Maria di Sala

Lungo il corso del fiume Olpeta si trovano i resti di Castro, città di origine etrusca che raggiunse il suo splendore in epoca rinascimentale come feudo dei Farnese, poi distrutta nel 1649 per ordine di Papa Innocenzo X dopo una lunga guerra con la famiglia Farnese. Il papa ne ordìnò la demolizione pietra per pietra: una delle distruzioni più radicali della storia italiana. Camminando tra le rovine si vedono ancora pavimentazioni, resti di chiese e mura. Poco lontano, la chiesa templare di Santa Maria di Sala, abbazia cistercense del XII secolo restaurata tra il 2013 e il 2014, è una piccola perla di architettura medievale inserita nel paesaggio boschivo.

 

Le cascate e i siti naturali

Le Cascate di Salabrone e del Pelicotonno sono due cadute d’acqua formate dal fiume Olpeta nei pressi della località Lamoncello. La cascata del Salabrone è la più accessibile e spettacolare, incassata in un paesaggio lavico; il Pelicotonno è più nascosto ma non meno bello. Nelle vicinanze si trovano resti di un complesso di età longobarda e tracce di una via romana basolata. Il cratere di Rosa Crepante è invece il sito geomorfologico più singolare: una voragine di collasso lavico con i bordi frananti e il fondo ricoperto di blocchi, completamente privo di vegetazione arborea.

 

Gli itinerari della Selva del Lamone: come visitare la riserva

Visitare la Selva del Lamone senza preparazione è sconsigliato. La riserva è grande circa 2.000 ettari, i sentieri sono numerosi ma non sempre ben evidenti, e la natura del terreno — massi lavici, terreno irregolare, vegetazione fitta — rende facile perdersi. Prima di partire è consigliabile contattare gli uffici della riserva presso il Comune di Farnese (tel. 0761 458861) o passare al Centro Visitatori, dove i Guardiaparco possono fornire mappe aggiornate e accompagnamento guidato.

 

Sentiero di Rosa Crepante: il percorso più completo

Il percorso più noto della Selva del Lamone parte da Farnese – Roppozzo (ingresso n. 5 della riserva, a circa 3 km da Farnese verso Pitigliano) e compie un anello di circa 3h30 con dislivello contenuto di 100 m, classificato come turistico. Il sentiero attraversa la parte più antica e integra del bosco, si affaccia sull’orlo del cratere di Rosa Crepante, raggiunge i resti della città etrusca di Rofalco e torna a Roppozzo attraverso prati con vacche maremmane al pascolo. La segnaletica è bianco-rossa sugli alberi; in ingresso la tabella di legno indica la mappa completa dei sentieri.

 

Il Sentiero dei Lacioni e il cono di Semonte

Un percorso più impegnativo parte dai fondi valle del fiume Olpeta, risale verso il plateau lavico della selva, imbocca il sentiero dei Lacioni — pozze temporanee di acqua piovana che in primavera ospitano anfibi e insetti acquatici — e raggiunge la cima del cono di Semonte, un piccolo rilievo circondato da un ampio pascolo con panorama a 360 gradi sulla Maremma tosco-laziale e, nelle giornate più limpide, sul Mar Tirreno. La lunghezza varia tra 12 e 20 km con dislivello fino a 1.000 m: adatto ad escursionisti allenati.

 

Il Sentiero della Strompia

Il Sentiero della Strompia è uno dei percorsi più brevi e accessibili della riserva, indicato per chi è alla prima visita. Percorre la parte più periferica della selva con un dislivello modesto e permette di conoscere la vegetazione caratteristica, i cavoni e alcune delle formazioni laviche più rappresentative senza affrontare terreni troppo impegnativi. È una buona introduzione all’ecosistema del Lamone per chi viene in famiglia o con bambini grandi.

 

Il borgo di Farnese: il punto di partenza per la Selva

La Selva del Lamone si visita quasi sempre partendo da Farnese, un borgo medievale di circa 1.600 abitanti in provincia di Viterbo che è il comune gestore della riserva. Il centro storico di Farnese merita una sosta: arroccato su uno sperone tufaceo, domina la valle con la sua torre medievale e le strade strette che conservano intatta l’atmosfera di un paese dell’alto Lazio. Il Museo Civico di Farnese ospita una raccolta di reperti etruschi provenienti dagli scavi di Rofalco e dai siti della riserva: una visita di mezz’ora che prepara bene alla comprensione di ciò che si andrà a vedere nel bosco.

A Farnese si trovano il Centro Visitatori della riserva (in Corso Vittorio Emanuele, dove si trova anche il parcheggio di riferimento per i visitatori), la biglietteria e l’ufficio dove richiedere l’accompagnamento dei Guardiaparco. Il paese ha qualche ristorante e trattoria con cucina tradizionale maremmana e laziale: agnello, cinghiale, pasta fresca e prodotti locali. Per chi pernotta, ci sono alcune strutture ricettive nell’area.

 

Come arrivare alla Selva del Lamone

La riserva naturale Selva del Lamone si trova a circa 130 km da Roma, 60 km da Viterbo e 100 km da Grosseto. È raggiungibile quasi esclusivamente in auto.

Da Roma: autostrada A1 fino a Orvieto, poi SS71 verso Viterbo e Valentano, poi verso Farnese. Oppure via Cassia (SS2) fino a Bolsena, poi verso Farnese. Tempo medio: 2 ore.

Da Viterbo: SS2 Cassia in direzione Valentano, poi indicazioni per Farnese. Tempo: circa 1 ora.

Da Grosseto (Toscana): SS74 Maremmana verso Pitigliano, poi verso Farnese. Tempo: poco più di 1 ora.

I mezzi pubblici sono molto limitati: si consiglia di verificare i bus COTRAL da Viterbo verso Farnese, che sono rari e con orari non sempre compatibili con una giornata di escursione. L’auto è praticamente indispensabile.

 

Quando visitare la Selva del Lamone: le stagioni

La Selva del Lamone è visitabile tutto l’anno, ma ogni stagione offre qualcosa di diverso.

Primavera (marzo-maggio): la stagione migliore in assoluto. Il bosco esplode di colori, i lacioni sono pieni d’acqua, i fiori del sottobosco fioriscono. La temperatura è ideale per camminare e la fauna è molto attiva.

Estate (giugno-agosto): il caldo rende le escursioni più impegnative. Il bosco offre ombra e frescura, ma i lacioni si prosciugano. Meglio partire presto la mattina. I sentieri sono meno frequentati.

Autunno (settembre-novembre): il foliage della cerreta è spettacolare, con sfumature di arancio e rosso che durano dalle prime settimane di ottobre fino a metà novembre. L’atmosfera fiabesca del bosco è amplificata dalla luce autunnale.

Inverno (dicembre-febbraio): la selva è quasi deserta. Alcuni sentieri possono essere impraticabili per il fango. Ma per chi ama la solitudine e i paesaggi spogli, è un’esperienza molto intensa.

 

Selva del Lamone: vale il viaggio?

La Selva del Lamone non è una riserva da cartolina. Non ci sono punti panoramici facili, centri benessere, strade panoramiche asfaltate. È una foresta densa, accidentata, silenziosa, con una bellezza che richiede fatica e attenzione per essere colta. Per questo motivo non è frequentata come altri siti naturali del Lazio, e questa scarsa frequentazione è paradossalmente uno dei suoi punti di forza: ci si trova davvero soli con la foresta, il che è una cosa sempre più rara.

La riserva naturale Selva del Lamone è perfetta per chi ama il trekking in ambienti selvaggi, per i fotografi naturalisti, per gli appassionati di archeologia etrusca, per chi vuole abbinare natura e storia in un’unica esperienza. L’abbinamento ideale è con la visita al borgo di Farnese, al Museo Civico, alle cascate dell’Olpeta e ai borghi vicini come Ischia di Castro, Canino e Pitigliano (appena oltre il confine toscano). Su lazioshopping.it trovi altri articoli sulle riserve naturali e i parchi del Lazio.

 

Domande frequenti sulla Selva del Lamone

 

La Selva del Lamone è a pagamento?

L’ingresso alla riserva naturale Selva del Lamone è libero e gratuito. Non è previsto un biglietto di ingresso per percorrere i sentieri. Le eventuali visite guidate con i Guardiaparco o con guide ambientali escursionistiche abilitate possono avere un costo. Per informazioni contattare il Centro Visitatori di Farnese al numero 0761 458861. L’ingresso alla città etrusca di Rofalco all’interno del percorso è generalmente libero durante le escursioni.

È obbligatorio avere una guida per visitare la Selva del Lamone?

Non è obbligatorio ma è fortemente consigliato, specialmente per i sentieri più lunghi e meno segnalati. La Selva del Lamone ha una rete di sentieri densa ma non sempre facile da seguire, con terreno lavico irregolare. Per i sentieri più brevi come il Sentiero della Strompia si può procedere autonomamente con una buona mappa. Per il Sentiero di Rosa Crepante e quelli più lunghi verso Rofalco e il cono di Semonte, una guida ambientale escursionistica o un Guardiaparco aumentano significativamente la sicurezza e la qualità dell’esperienza.

 

Cosa sono i cavoni e i lacioni della Selva del Lamone?

I cavoni sono canaloni scavati dall’erosione nella roccia lavica del tavolato: profonde incisioni nel terreno vulcanico che in alcuni punti raggiungono diversi metri di profondità. I lacioni (o laconi) sono invece pozze temporanee di acqua piovana che si formano nelle depressioni del tavolato: si riempiono in autunno e inverno e si prosciugano in estate. In primavera sono habitat fondamentali per anfibi e insetti acquatici. Entrambi sono elementi tipici e unici dell’ambiente lavico della Selva del Lamone e non si trovano facilmente in altri ambienti del Lazio.

 

Ci sono attrazioni vicino alla Selva del Lamone?

Sì. Nell’arco di 30-40 minuti da Farnese si raggiungono diversi luoghi interessanti. Pitigliano (Toscana, 25 km): il borgo etrusco arroccato sul tufo con le sue vie cave e la città sotterranea. Sorano e Sovana (Toscana, 30 km): altri borghi etruschi con necropoli rupestri e vie cave. Ischia di Castro (20 km): con la Rocca Farnese e il museo che custodisce reperti etruschi del territorio. Lago di Bolsena (40 km): il più grande lago vulcanico d’Europa. Tuscania (50 km): con le sue basiliche romaniche. L’area al confine tra Lazio e Toscana è una delle più ricche della Penisola.

I sentieri della Selva del Lamone sono adatti ai bambini?

Dipende dall’età e dal sentiero scelto. Il Sentiero della Strompia, più breve e con minor dislivello, è percorribile anche con bambini dai 8-10 anni in su, con calzature adeguate. I sentieri più lunghi verso Rosa Crepante e Rofalco non sono indicati per bambini piccoli per il terreno lavico irregolare e i tratti accidentati. In tutti i casi è fondamentale calzature robuste con suola antiscivolo. Prima di portare bambini in riserva, contattare il Centro Visitatori di Farnese per avere indicazioni sul percorso più adatto all’età.

 

Sei già stato alla Selva del Lamone o stai pianificando la visita? Raccontaci il tuo percorso preferito o chiedi consigli su come organizzare la giornata. Ogni stagione regala una versione diversa di questa foresta, e chi la conosce bene può aiutare chi viene per la prima volta a scegliere il momento e il sentiero giusto.