{"id":9676,"date":"2026-03-04T18:32:16","date_gmt":"2026-03-04T17:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/lazioshopping.it\/blog\/?p=9676"},"modified":"2026-03-06T16:38:02","modified_gmt":"2026-03-06T15:38:02","slug":"museo-delle-navi-romane-di-nemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lazioshopping.it\/blog\/cultura\/museo-delle-navi-romane-di-nemi\/","title":{"rendered":"Museo delle Navi Romane di Nemi"},"content":{"rendered":"<h2><b>Museo delle Navi Romane di Nemi: cosa vedere, orari e biglietti<\/b><\/h2>\n<p>Nel cuore dei Castelli Romani, affacciato sulle acque scure del Lago di Nemi, c\u2019\u00e8 un museo che racconta una storia difficile da credere. Il <b>Museo delle Navi Romane di Nemi<\/b> custodisce i resti di due navi imperiali di et\u00e0 romana \u2014 commissionate dall\u2019imperatore Caligola, affondate dopo la sua morte, riscoperte nei secoli, recuperate con un\u2019impresa ingegneristica titanica, distrutte da un incendio doloso durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi raccontate attraverso ci\u00f2 che \u00e8 rimasto e ci\u00f2 che \u00e8 stato ricostruito.<\/p>\n<p>In questa guida trovi tutto quello che c\u2019\u00e8 da sapere sulle <b>navi di Nemi<\/b>: la storia delle due imbarcazioni, il racconto del loro recupero, cosa si pu\u00f2 vedere oggi all\u2019interno del museo, gli orari e i biglietti, e qualche consiglio su come abbinare la visita alla scoperta del borgo di <b>Nemi cosa vedere<\/b> nei dintorni. \u00c8 una di quelle storie che sembrano inventate, e che invece sono successe davvero \u2014 il che le rende ancora pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<h3><b>Le navi di Nemi: chi erano e cosa rappresentavano<\/b><\/h3>\n<p>Le <b>navi romane di Nemi<\/b> erano due grandi imbarcazioni lacustri costruite durante il regno dell\u2019imperatore Caligola, tra il 37 e il 41 d.C. Non erano navi da guerra n\u00e9 mercantili: erano qualcosa di pi\u00f9 stravagante, due strutture galleggianti concepite come manifestazione del potere imperiale in forma nautica.<\/p>\n<p>La <b>prima nave<\/b> era un vero e proprio <b>palazzo galleggiante<\/b>: misurava 71,30 metri di lunghezza per 20 di larghezza \u2014 dimensioni che fanno impressione ancora oggi per uno scafo lacustre. I pavimenti erano in marmo policromo e mosaico, le pareti decorate con bronzi finemente lavorati, le tegole del tetto in bronzo e terracotta. A bordo c\u2019erano statue, ori, gemme, vele policrome. Era il luogo dove Caligola dava ricevimenti e banchetti, immerso nel paesaggio del lago.<\/p>\n<p>La <b>seconda nave<\/b>, leggermente pi\u00f9 grande (73 x 24 metri), aveva una funzione religiosa: era un <b>tempio galleggiante dedicato al culto di Iside<\/b>, la divinit\u00e0 egizia molto venerata nell\u2019et\u00e0 imperiale. Serviva anche per l\u2019<i>Isidis navigium<\/i>, un rituale propiziatorio che chiedeva alla dea buoni auspici per l\u2019inizio della stagione della navigazione. Dal punto di vista costruttivo presentava una caratteristica insolita: la poppa era progettata con quattro timoni, in modo da consentire cambi di direzione rapidi senza troppe manovre \u2014 requisito indispensabile in uno specchio d\u2019acqua piccolo come il lago di Nemi.<\/p>\n<p>Entrambe le navi ebbero vita breve. Alla morte di Caligola (41 d.C.), il Senato decret\u00f2 la sua <i>damnatio memoriae<\/i> \u2014 la condanna all\u2019oblio, che prevedeva la cancellazione di ogni sua traccia dal mondo. Le navi, beni dell\u2019imperatore condannato, furono affondate nel lago, dove sarebbero rimaste per quasi duemila anni. Prima di essere affondate, per\u00f2, vennero gi\u00e0 saccheggiate degli arredi pi\u00f9 preziosi: parte di essi fu ritrovata a bordo di un piccolo battello vicino, anch\u2019esso affondato, quasi a suggerire un\u2019operazione di trafugamento frettolosa e incompiuta.<\/p>\n<h3><b>La storia del recupero: dal Rinascimento al prosciugamento del lago<\/b><\/h3>\n<p>Le <b>navi di Nemi<\/b> non furono mai davvero dimenticate. Le acque del lago sono limpide, e gi\u00e0 nel Medioevo i fondali erano visibili a occhio nudo: gli scafi erano l\u00ec, posati sul fondo, ben riconoscibili. Per secoli questa visibilit\u00e0 aliment\u00f2 la curiosit\u00e0 dei visitatori e la bramosia degli spoliatori.<\/p>\n<h4><b>I primi tentativi: Alberti, De\u2019 Marchi e i secoli di saccheggio<\/b><\/h4>\n<p>Il primo tentativo documentato di recupero risale al <b>1446<\/b>, quando il cardinale Prospero Colonna incaric\u00f2 <b>Leon Battista Alberti<\/b> di sollevare le navi usando una zattera con uncini. Il risultato fu deludente: riusc\u00ec a strapparne solo parte della chiglia. Alberti scrisse i risultati della sua impresa in un opuscolo intitolato <i>Navis<\/i>, purtroppo andato perduto. Nel <b>1535<\/b> Francesco De\u2019 Marchi si immersi personalmente con uno scafandro rudimentale in legno, riuscendo a strappare qualche frammento ligneo e a prendere misurazioni: dati preziosi, in gran parte anche questi dispersi nei secoli successivi.<\/p>\n<p>Nei secoli XVII, XVIII e XIX le spoliazioni continuarono in modo incontrollato: pezzi di legno, chiodi in bronzo, tegole, frammenti architettonici venivano strappati dagli scafi e portati via da chiunque riuscisse a organizzarsi. Nel 1895 l\u2019imprenditore Eliseo Borghi, su incarico dei Corsini (all\u2019epoca principi di Nemi), riusc\u00ec a localizzare la posizione esatta della <b>seconda nave<\/b>, recuperando alcuni elementi. Ma il legname, lasciato incustodito sulla riva, and\u00f2 rapidamente in rovina.<\/p>\n<h4><b>Il prosciugamento del lago e il recupero definitivo<\/b><\/h4>\n<p>La svolta arriva nel Novecento, quando si decise di affrontare il recupero in modo scientifico. Il Ministero della Marina incaric\u00f2 nel 1896 l\u2019ingegner Vittorio Malfatti di eseguire rilievi sistematici: la sua conclusione fu che l\u2019unica soluzione praticabile era il <b>prosciugamento del lago<\/b>. Nel <b>1926<\/b> venne costituita una Commissione dedicata, e due anni dopo, con il finanziamento della societ\u00e0 Riva di Milano, si instal\u00f2 un sistema di pompe idrovore per abbassare il livello delle acque attraverso l\u2019antico emissario romano, un cunicolo di 1.500 metri risalente all\u2019et\u00e0 classica.<\/p>\n<p>Il sistema venne attivato il <b>20 ottobre 1928<\/b>. Il <b>28 marzo 1929<\/b>, quando il livello del lago si era abbassato di oltre cinque metri, emersero le prime strutture della nave pi\u00f9 vicina alla riva. Il <b>3 settembre 1929<\/b>, a quasi undici metri di abbassamento, lo scafo fu completamente visibile. Seguirono le operazioni di alaggio verso riva e il trasferimento in un hangar dell\u2019Aeronautica. La <b>seconda nave<\/b> fu recuperata nell\u2019<b>ottobre del 1932<\/b> \u2014 dopo maggiori difficolt\u00e0 legate al franamento delle sponde. Era una delle pi\u00f9 grandi imprese archeologiche del XX secolo.<\/p>\n<h3><b>La costruzione del museo e la tragedia del 1944<\/b><\/h3>\n<h4><b>L\u2019edificio di Morpurgo: un hangar navale come museo<\/b><\/h4>\n<p>Una volta recuperate le navi, era chiaro che non potevano essere spostate: gli scafi erano enormi, fragili, e qualsiasi trasporto sarebbe stato impossibile senza danneggiarli irrimediabilmente. La soluzione fu costruire il museo direttamente attorno a loro. Il progetto fu affidato all\u2019architetto <b>Vittorio Ballio Morpurgo<\/b>, che lavor\u00f2 gratuitamente, e la costruzione prese avvio nel <b>1933<\/b>.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un edificio di rara modernit\u00e0 per l\u2019epoca: concepito come un <b>hangar navale<\/b>, con archi di trenta metri di luce che sovrastavano i bacini in cui erano conservati i resti degli scafi. Un ballatoio percorreva entrambi i lati dell\u2019interno, permettendo la visione dall\u2019alto. Il paesaggio del lago entrava nel museo attraverso le finestre: Morpurgo aveva progettato l\u2019edificio in dialogo con il contesto naturale, rispecchiando il rapporto originario tra le navi di Caligola e il loro specchio d\u2019acqua. Il <b>museo fu inaugurato nel 1939<\/b>, alla presenza di Benito Mussolini e del ministro dell\u2019Educazione Giuseppe Bottai.<\/p>\n<h4><b>La notte del 31 maggio 1944<\/b><\/h4>\n<p>Il <b>museo delle navi romane di Nemi<\/b> ebbe vita brevissima: appena cinque anni dopo l\u2019inaugurazione, nella notte tra il 31 maggio e il 1\u00b0 giugno <b>1944<\/b>, un <b>incendio doloso<\/b> devast\u00f2 l\u2019intero edificio e distrusse entrambe le navi. La responsabilit\u00e0 dell\u2019incendio non \u00e8 mai stata definitivamente accertata: le indagini dell\u2019epoca indicarono come possibili autori soldati tedeschi in ritirata, ma alcuni storici hanno avanzato anche altre ipotesi. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che in una sola notte and\u00f2 perduto uno dei capolavori pi\u00f9 straordinari dell\u2019ingegneria navale romana, dopo quasi duemila anni sul fondo del lago e quindici anni di restauro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rimase \u2014 alcuni elementi metallici, frammenti di mosaico, parti in bronzo che il fuoco non riusc\u00ec a distruggere del tutto, pi\u00f9 i pezzi recuperati prima dell\u2019inaugurazione e conservati altrove \u2014 divenne il nucleo della collezione del museo ricostruito. Il museo riapri\u00f2 nel <b>1953<\/b>, poi chiuse di nuovo, poi fu riallestito nel <b>1988<\/b> e definitivamente riorganizzato nel <b>2001<\/b>.<\/p>\n<h3><b>Cosa si vede oggi al Museo delle Navi Romane di Nemi<\/b><\/h3>\n<p>Il <b>museo delle navi romane<\/b> oggi si articola in due ali principali, con collezioni e atmosfere molto diverse tra loro.<\/p>\n<h4><b>Ala sinistra: le navi e la tecnologia navale romana<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019ala sinistra \u00e8 dedicata interamente alle <b>navi di Nemi<\/b>. Non ci sono gli scafi originali \u2014 distrutti nell\u2019incendio \u2014 ma quello che rimase \u00e8 esposto con cura: i resti carbonizzati delle strutture lignee, due <b>modelli in scala 1:5<\/b> delle navi (realizzati negli anni Trenta per documentare le imbarcazioni), la ricostruzione in scala reale dell\u2019apposticcio di poppa della prima nave, e una serie di elementi originali o ricostruiti legati alla navigazione: un\u2019ancora, una <i>noria<\/i> (la pompa di sentina usata per togliere l\u2019acqua dallo scafo), una pompa a stantuffo, bozzelli e carrucole, il rivestimento originale della ruota di prua.<\/p>\n<p>Uno degli elementi pi\u00f9 sorprendenti \u00e8 la ricostruzione del tetto con <b>tegole in bronzo<\/b>: non tegole normali, ma elementi architettonici lavorati con una cura che fa capire il livello di lusso di queste imbarcazioni. Sul ballatoio che si snoda lungo l\u2019ala \u00e8 possibile osservare i resti dall\u2019alto, come era previsto dal progetto originale di Morpurgo. Le copie bronzee delle <i>cassette con protomi ferine<\/i> \u2014 decorazioni a forma di teste di animali \u2014 completano il quadro. Vedere questi oggetti fisicamente aiuta a capire, molto meglio di qualsiasi libro, cosa fossero davvero queste navi.<\/p>\n<h4><b>Ala destra: il territorio albano in et\u00e0 romana<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019ala destra ha una vocazione territoriale: raccoglie materiali votivi e reperti provenienti dall\u2019area dei Castelli Romani in et\u00e0 repubblicana e imperiale, con particolare attenzione ai luoghi di culto. Ci sono oggetti provenienti da Velletri, Campoverde, Genzano e soprattutto dal <b>Santuario di Diana Nemorense<\/b>, il grande complesso sacro che sorgeva sulle rive del lago poco distante dal museo.<\/p>\n<p>Il Santuario di Diana era uno dei pi\u00f9 importanti del mondo romano: la sacerdotessa del tempio \u2014 il <i>rex nemorensis<\/i> \u2014 doveva difendere il suo titolo da eventuali sfidanti in singolar tenzone, e chi riusciva a ucciderlo ne prendeva il posto. Un rito arcaico e cruento che ha ispirato il <i>Ramo d\u2019Oro<\/i> di James George Frazer, uno dei testi fondativi dell\u2019antropologia moderna. I reperti in questa ala \u2014 statuette votive, terrecotte architettoniche, iscrizioni \u2014 danno un contesto storico e religioso essenziale per capire perch\u00e9 Caligola scelse proprio questo lago per le sue navi.<\/p>\n<h4><b>Il mosaico ritrovato a New York<\/b><\/h4>\n<p>Nel <b>2019<\/b> una vicenda quasi cinematografica ha restituito al museo un oggetto straordinario: un frammento di <i>opus sectile<\/i> \u2014 un mosaico in marmi e pietre dure policromi \u2014 appartenuto alla prima nave, ritrovato nell\u2019appartamento di un\u2019antiquaria di New York durante un\u2019operazione delle autorit\u00e0 italiane. Il pezzo era stato trafugato durante la Seconda Guerra Mondiale e aveva attraversato l\u2019Atlantico, per poi ricomparire settant\u2019anni dopo in un appartamento americano.<\/p>\n<p>Il frammento \u00e8 stato restituito all\u2019Italia e ora \u00e8 esposto nel <b>museo delle navi romane di Nemi<\/b>, dove si credeva perduto per sempre. \u00c8 un pezzo relativamente piccolo, ma la sua storia vale da sola una visita: rappresenta l\u2019intera vicenda del museo in miniatura \u2014 scoperta, perdita, ritrovamento.<\/p>\n<h3><b>Orari, biglietti e informazioni pratiche per la visita<\/b><\/h3>\n<p>Il <b>museo delle navi romane<\/b> si trova in Via Diana 13-15, a Nemi (RM). \u00c8 aperto dal <b>marted\u00ec alla domenica<\/b>, dalle <b>9:00 alle 19:00<\/b> (ultimo ingresso alle 18:00). Il <b>luned\u00ec \u00e8 chiuso<\/b>, come il 1\u00b0 gennaio e il 25 dicembre.<\/p>\n<p>Per prenotazioni e informazioni: telefono <b>06 9398040<\/b> oppure email drm-laz.munemi@cultura.gov.it. Non \u00e8 necessaria la prenotazione per i visitatori individuali, ma \u00e8 <b>consigliata per i gruppi e le scolaresche<\/b>. Per i gruppi numerosi \u00e8 suggerito l\u2019uso di sistemi di radioguida (<i>whisper<\/i>) per mantenere la qualit\u00e0 dell\u2019esperienza senza disturbare gli altri visitatori.<\/p>\n<p>L\u2019edificio \u00e8 circondato da un\u2019area verde con vista sul Lago di Nemi. La visita al museo si abbina naturalmente a una passeggiata nel <b>borgo di Nemi<\/b> \u2014 uno dei borghi pi\u00f9 suggestivi dei Castelli Romani, con alcune trattorie che servono la cucina locale (in primavera le fragole di Nemi sono una specialit\u00e0 da non perdere) e sentieri che scendono fino alla riva del lago. Chi vuole pu\u00f0 anche visitare i resti del <b>Santuario di Diana Nemorense<\/b> a pochi minuti d\u2019auto dal museo.<\/p>\n<h3><b>Come arrivare al Museo delle Navi Romane<\/b><\/h3>\n<p>In <b>auto<\/b> da Roma: si prende la Via Appia (SS7) o l\u2019Autostrada A1 fino allo svincolo di Albano Laziale, poi si segue per Nemi. Da Roma il viaggio dura circa 40-45 minuti. Il parcheggio nei pressi del museo \u00e8 disponibile, ma pu\u00f2 essere limitato nei weekend estivi.<\/p>\n<p>In <b>treno + bus<\/b>: si prende il treno FL4 da Roma Termini fino ad Albano Laziale (circa 35 minuti), poi il bus COTRAL per Nemi. Le frequenze dei bus sono ridotte, quindi vale la pena verificare gli orari prima di partire.<\/p>\n<h3><b>Nemi cosa vedere: il borgo oltre il museo<\/b><\/h3>\n<p>Nemi \u00e8 uno di quei borghi che si esplora in un\u2019ora e che si ricorda a lungo. Costruito su uno sperone di roccia a picco sul lago, ha un centro storico compatto con poche strade, molte piante di fragole nei giardini privati e una vista sul lago che \u00e8 tra le pi\u00f9 belle dei Castelli Romani.<\/p>\n<p>Oltre al <b>museo delle navi romane di Nemi<\/b>, i principali punti d\u2019interesse sono: il belvedere sul lago (raggiungibile a piedi dal centro), il <b>Castello Ruspoli<\/b> che domina il borgo dall\u2019alto (visitabile in occasioni speciali), la <b>Chiesa di Santa Maria del Pozzo<\/b> con affreschi medievali e rinascimentali, e i numerosi negozietti che vendono prodotti a base di fragola: marmellate, liquori, sciroppi, frutta fresca in stagione.<\/p>\n<p>La <b>Sagra delle Fragole di Nemi<\/b> si tiene ogni anno nella prima domenica di giugno: il borgo si riempie di bancarelle, le fragoline di bosco vengono distribuite in cestini alle ragazze in costume storico, e l\u2019atmosfera \u00e8 quella di una festa paesana autentica. Chi ha la possibilit\u00e0 di incastrare la visita al museo con la sagra fa un\u2019esperienza difficile da ripetere.<\/p>\n<h3><b>Conclusione<\/b><\/h3>\n<p>Il <b>Museo delle Navi Romane di Nemi<\/b> \u00e8 uno di quei musei che colpiscono non tanto per quello che conserva \u2014 anche se i reperti sono straordinari \u2014 quanto per la storia che racconta. Una storia di sfarzo imperiale, di distruzione intenzionale, di secoli di oblio e curiosit\u00e0 mai sopita, di un\u2019impresa ingegneristica colossale, di una tragedia bellica e di ricostruzioni pazienti. Ogni strato di questa vicenda \u00e8 visibile nel museo: negli scafi carbonizzati, nei modelli in scala, nel mosaico tornato dall\u2019America, nell\u2019edificio stesso di Morpurgo che porta ancora i segni del tempo.<\/p>\n<p>Se stai pianificando una visita ai <b>castelli romani<\/b> o una gita da Roma, il museo di Nemi merita assolutamente una tappa. Non \u00e8 il museo pi\u00f9 grande n\u00e9 il pi\u00f9 ricco, ma \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 particolari: difficile uscire da qui senza aver imparato qualcosa di nuovo e senza sentire che quella storia \u2014 le <b>navi nemi<\/b> e tutto ci\u00f2 che le circonda \u2014 meritava di essere raccontata meglio di quanto si faccia di solito.<\/p>\n<p>Abbina la visita a una passeggiata nel borgo e a pranzo in una delle trattorie con vista lago: \u00e8 il modo migliore per chiudere la giornata. E se vai in giugno, ricordati della Sagra delle Fragole.<\/p>\n<h3><b>FAQ \u2014 Domande frequenti sul Museo delle Navi Romane di Nemi<\/b><\/h3>\n<h4><b>Le navi originali di Caligola sono ancora visibili al museo?<\/b><\/h4>\n<p>No. Le <b>navi romane di Nemi<\/b> originali furono completamente distrutte dall\u2019incendio doloso del 31 maggio 1944. Nel museo sono esposti i resti recuperati prima dell\u2019incendio (frammenti metallici, tegole in bronzo, elementi di bordo), due modelli in scala 1:5 costruiti negli anni Trenta, la ricostruzione in scala reale dell\u2019apposticcio di poppa e il frammento di opus sectile restituito dagli Stati Uniti nel 2019. Ci\u00f2 che rimane racconta comunque in modo molto efficace la grandiosit\u00e0 delle imbarcazioni originali.<\/p>\n<h4><b>Perch\u00e9 Caligola fece costruire le navi nel Lago di Nemi?<\/b><\/h4>\n<p>La scelta del Lago di Nemi non era casuale. Sulle sue rive sorgeva il <b>Santuario di Diana Nemorense<\/b>, uno dei luoghi di culto pi\u00f9 importanti del mondo romano antico. La seconda nave, in particolare, era collegata al culto di Iside e alla cerimonia dell\u2019<i>Isidis navigium<\/i>. Il lago era quindi un luogo di forte valenza religiosa, e le navi di Caligola si inserivano in questo contesto \u2014 oltre a rappresentare una dimostrazione di potere e ricchezza tipicamente imperiale.<\/p>\n<h4><b>Esiste una visita guidata al Museo delle Navi Romane?<\/b><\/h4>\n<p>Il museo non organizza visite guidate interne su base regolare, ma \u00e8 possibile prenotare guide turistiche private specializzate attraverso agenzie del territorio o associazioni locali. Per i gruppi numerosi \u00e8 consigliato il sistema di <i>radioguida whisper<\/i>. Il personale del museo pu\u00f2 fornire informazioni utili all\u2019ingresso. Per aggiornamenti sulle attivit\u00e0 didattiche e gli eventi temporanei, il riferimento \u00e8 il sito ufficiale della Direzione Regionale Musei Lazio.<\/p>\n<h4><b>Quanto tempo serve per visitare il museo?<\/b><\/h4>\n<p>Una visita completa al <b>museo delle navi romane di Nemi<\/b> richiede circa <b>1,5-2 ore<\/b> per chi vuole fermarsi a leggere i pannelli e osservare i reperti con calma. Se si aggiunge la visita ai resti del Santuario di Diana Nemorense e una passeggiata nel borgo, calcola mezza giornata abbondante. Chi viene da Roma pu\u00f2 comodamente abbinare la visita a Nemi a una tappa ad Ariccia o al Lago Albano nella stessa giornata.<\/p>\n<p><b><i>Hai gi\u00e0 visitato il Museo delle Navi Romane di Nemi?<\/i><\/b><\/p>\n<p><i>Raccontaci com\u2019\u00e8 andata nei commenti: cosa ti ha colpito di pi\u00f9 della visita? O se stai ancora pianificando, lascia pure le tue domande \u2014 cerchiamo di rispondere a tutti. E se conosci altri musei o luoghi dei Castelli Romani che meritano pi\u00f9 attenzione, segnalaceli.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Museo delle Navi Romane di Nemi: cosa vedere, orari e biglietti Nel cuore dei Castelli Romani, affacciato sulle acque scure del Lago di Nemi, c\u2019\u00e8 un museo che racconta una storia difficile da credere. Il Museo delle Navi Romane di Nemi custodisce i resti di due navi imperiali di et\u00e0 romana \u2014 commissionate dall\u2019imperatore Caligola, affondate dopo la sua morte, riscoperte nei secoli, recuperate con un\u2019impresa ingegneristica titanica, distrutte da un incendio doloso durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi raccontate attraverso ci\u00f2 che \u00e8 rimasto e ci\u00f2 che \u00e8 stato ricostruito. In questa guida trovi tutto quello che c\u2019\u00e8 da sapere sulle navi di Nemi: la storia delle due imbarcazioni, il racconto del loro recupero, cosa si pu\u00f2 vedere oggi all\u2019interno del museo, gli orari e i biglietti, e qualche consiglio su come abbinare la visita alla scoperta del borgo di Nemi cosa vedere nei dintorni. \u00c8 una di quelle storie che sembrano inventate, e che invece sono successe davvero \u2014 il che le rende ancora pi\u00f9 interessanti. Le navi di Nemi: chi erano e cosa rappresentavano Le navi romane di Nemi erano due grandi imbarcazioni lacustri costruite durante il regno dell\u2019imperatore Caligola, tra il 37 e il 41 d.C. Non erano navi da guerra n\u00e9 mercantili: erano qualcosa di pi\u00f9 stravagante, due strutture galleggianti concepite come manifestazione del potere imperiale in forma nautica. La prima nave era un vero e proprio palazzo galleggiante: misurava 71,30 metri di lunghezza per 20 di larghezza \u2014 dimensioni che fanno impressione ancora oggi per uno scafo lacustre. I pavimenti erano in marmo policromo e mosaico, le pareti decorate con bronzi finemente lavorati, le tegole del tetto in bronzo e terracotta. A bordo c\u2019erano statue, ori, gemme, vele policrome. Era il luogo dove Caligola dava ricevimenti e banchetti, immerso nel paesaggio del lago. La seconda nave, leggermente pi\u00f9 grande (73 x 24 metri), aveva una funzione religiosa: era un tempio galleggiante dedicato al culto di Iside, la divinit\u00e0 egizia molto venerata nell\u2019et\u00e0 imperiale. Serviva anche per l\u2019Isidis navigium, un rituale propiziatorio che chiedeva alla dea buoni auspici per l\u2019inizio della stagione della navigazione. Dal punto di vista costruttivo presentava una caratteristica insolita: la poppa era progettata con quattro timoni, in modo da consentire cambi di direzione rapidi senza troppe manovre \u2014 requisito indispensabile in uno specchio d\u2019acqua piccolo come il lago di Nemi. Entrambe le navi ebbero vita breve. Alla morte di Caligola (41 d.C.), il Senato decret\u00f2 la sua damnatio memoriae \u2014 la condanna all\u2019oblio, che prevedeva la cancellazione di ogni sua traccia dal mondo. Le navi, beni dell\u2019imperatore condannato, furono affondate nel lago, dove sarebbero rimaste per quasi duemila anni. Prima di essere affondate, per\u00f2, vennero gi\u00e0 saccheggiate degli arredi pi\u00f9 preziosi: parte di essi fu ritrovata a bordo di un piccolo battello vicino, anch\u2019esso affondato, quasi a suggerire un\u2019operazione di trafugamento frettolosa e incompiuta. La storia del recupero: dal Rinascimento al prosciugamento del lago Le navi di Nemi non furono mai davvero dimenticate. Le acque del lago sono limpide, e gi\u00e0 nel Medioevo i fondali erano visibili a occhio nudo: gli scafi erano l\u00ec, posati sul fondo, ben riconoscibili. Per secoli questa visibilit\u00e0 aliment\u00f2 la curiosit\u00e0 dei visitatori e la bramosia degli spoliatori. I primi tentativi: Alberti, De\u2019 Marchi e i secoli di saccheggio Il primo tentativo documentato di recupero risale al 1446, quando il cardinale Prospero Colonna incaric\u00f2 Leon Battista Alberti di sollevare le navi usando una zattera con uncini. Il risultato fu deludente: riusc\u00ec a strapparne solo parte della chiglia. Alberti scrisse i risultati della sua impresa in un opuscolo intitolato Navis, purtroppo andato perduto. Nel 1535 Francesco De\u2019 Marchi si immersi personalmente con uno scafandro rudimentale in legno, riuscendo a strappare qualche frammento ligneo e a prendere misurazioni: dati preziosi, in gran parte anche questi dispersi nei secoli successivi. Nei secoli XVII, XVIII e XIX le spoliazioni continuarono in modo incontrollato: pezzi di legno, chiodi in bronzo, tegole, frammenti architettonici venivano strappati dagli scafi e portati via da chiunque riuscisse a organizzarsi. Nel 1895 l\u2019imprenditore Eliseo Borghi, su incarico dei Corsini (all\u2019epoca principi di Nemi), riusc\u00ec a localizzare la posizione esatta della seconda nave, recuperando alcuni elementi. Ma il legname, lasciato incustodito sulla riva, and\u00f2 rapidamente in rovina. Il prosciugamento del lago e il recupero definitivo La svolta arriva nel Novecento, quando si decise di affrontare il recupero in modo scientifico. Il Ministero della Marina incaric\u00f2 nel 1896 l\u2019ingegner Vittorio Malfatti di eseguire rilievi sistematici: la sua conclusione fu che l\u2019unica soluzione praticabile era il prosciugamento del lago. Nel 1926 venne costituita una Commissione dedicata, e due anni dopo, con il finanziamento della societ\u00e0 Riva di Milano, si instal\u00f2 un sistema di pompe idrovore per abbassare il livello delle acque attraverso l\u2019antico emissario romano, un cunicolo di 1.500 metri risalente all\u2019et\u00e0 classica. Il sistema venne attivato il 20 ottobre 1928. Il 28 marzo 1929, quando il livello del lago si era abbassato di oltre cinque metri, emersero le prime strutture della nave pi\u00f9 vicina alla riva. Il 3 settembre 1929, a quasi undici metri di abbassamento, lo scafo fu completamente visibile. Seguirono le operazioni di alaggio verso riva e il trasferimento in un hangar dell\u2019Aeronautica. La seconda nave fu recuperata nell\u2019ottobre del 1932 \u2014 dopo maggiori difficolt\u00e0 legate al franamento delle sponde. Era una delle pi\u00f9 grandi imprese archeologiche del XX secolo. La costruzione del museo e la tragedia del 1944 L\u2019edificio di Morpurgo: un hangar navale come museo Una volta recuperate le navi, era chiaro che non potevano essere spostate: gli scafi erano enormi, fragili, e qualsiasi trasporto sarebbe stato impossibile senza danneggiarli irrimediabilmente. La soluzione fu costruire il museo direttamente attorno a loro. Il progetto fu affidato all\u2019architetto Vittorio Ballio Morpurgo, che lavor\u00f2 gratuitamente, e la costruzione prese avvio nel 1933. Il risultato \u00e8 un edificio di rara modernit\u00e0 per l\u2019epoca: concepito come un hangar navale, con archi di trenta metri di luce che sovrastavano i bacini in cui erano conservati i resti degli scafi. 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